La prima interfaccia grafica utente (GUI) fu sviluppata da Xerox nei primi anni ottanta. Furono inventati il mouse ed il sistema "point and click". Un accordo tra Xerox e Apple diede il là allo sviluppo dello storico sistema operativo
LisaWorks
che utilizzava la metafora della scrivania e del trascinamento degli oggetti.
L'interfaccia dei PC IBM dell'epoca (1981/84) era
MSDOS.
Negli anni seguenti si sviluppa un vero e proprio ramo dell'informatica che studia il miglior modo di interfacciare il linguaggio macchina all'uomo. I programmi sono sempre più facili da usare e di conseguenza cresce la loro produttività e la loro diffusione.
Sul finire
degli anni '90, in seguito al proliferare di siti web inutlizzabili o
semplicemente non funzionanti si comincia a parlare di web-usability.
Alcuni consulenti statunitensi assurgono a guru della materia, si dice
che Jakob Nielsen fatturi 20.000$ al giorno.
Il metodo teorico per determinare il grado di usabilità è
essenzialmente pratico: si osserva l'utente navigare valutandone i tempi
di reazione, gli errori di navigazione, i bachi di funzione, il grado
di soddisfazione...
Buona parte dell'abilità dei progettisti web sta nel prevenire
queste problematiche; ottenere che l'85% degli utenti non incontri grossi
probemi di usabilità è considerato un ottimo risultato.
Uno dei
problemi principali che si riscontra nel creare pagine web sta nella variabilità
di visualizzazione: la stessa pagina su due computer diversi non sara'
mai resa in maniera identica.
Senza scendere nei particolari possiamo elencare le principali cause:
Un web designer esperto riesce a realizzare siti che siano usabili per
la (quasi) totalità degli utenti-target.
Nel suo libro "Siti
che funzionano" Sofia Postai sostiene che "Metà del
tempo e tre quarti dell'esperienza o bravura di un progettista web vengono
spesi per assicurare una certa stabilità di visualizzazione da
parte di sistemi diversi."
Non bisogna
però pensare che il discorso dell'usabilità sia limitato
a errori di compatibilità, per fare un sito a "misura d'uomo"
bisogna avere competenze che spaziano dalla percezione visiva al marketing.
Bisogna facilitare l'utente nelle sue azioni e interazioni, fornirgli
feedback, bisogna creare siti leggeri e progettati per crescere, efficienti
e piacevoli.
Se un sito commerciale è poco usabile semplicemente i visitatori
non tornano o, nel caso degli e-commerce, non completano l'acquisto.
Jakob Nielsen,
anche grazie al suo libro "Web
Usability", non è molto amato tra gli addetti ai lavori
in quanto oltre a concetti molto interessanti e ampiamente condivisibili
ama "dettare" regole ferree e assolutamente discutibili per
tracciare la "retta via del webdesign". Ha dichiarato guerra
ai frame e ai filmati Flash, vorrebbe che tutti link fossero blu e addirittura
teme l'utilizzo della grafica.
Il suo sito
USEIT.com è
estremamente coerente con questi principi ma bisognerebbe discutere quale
grado di efficacia, efficienza e soddisfazione dell'utente possa dare
un sito così scarno e spersonalizzato.
A questo
proposito segnalo un bell articolo
di Umberto Santucci e ne estrapolo un significativo paragrafo:
"Che rapporto c'è fra l'usabilità e l'estetica? E fra
usabilità e bellezza e intelligenza? Intanto non è detto
che una cosa usabile sia per forza brutta o stupida. E' piuttosto vero
il contrario, come ha spiegato bene Bruno
Munari già tanti anni fa ("Artista e designer", "Arte
come mestiere", ecc.).
Una buona usabilità deriva da un buon progetto e questo è
buono se è elegante nelle sue soluzioni.