Nei giorni scorsi mi sono inserito in una interessante conversazione che, passando da un blog all'altro, parla di
pubblicità artigianale e delle forme di
pubblicità online oltre il banner.
Tutto è nato su [mini]marketing che da qualche giorno è entrato a far parte dell'interessante network Metafora, un circuito che propone un
innovativo modo di fare advertising online, "in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge."
Che la comunicazione commerciale stia subendo una profonda rivoluzione non è una novità, ed è chiaro il fatto che la causa di questa evoluzione è nei meccanismi della rete, nella sua natura di media costruito dal basso.
Dato per scientificamente provato che la pubblicità tele-invasiva e le "vecchie" strategie di marketing sono prossime all'estinzione, la domanda che molti si pongono è: come sarà la pubblicità di domani?
In questa fase, come in ogni rivoluzione che si rispetti, regna il caos.
Mentre molte aziende restano ancorate a una comunicazione classica fatta di passaggi in TV e cartelloni 6x3, altre più arrembanti e moderne si cimentano in improbabili blog aziendali e/o iniziative basate sul famigerato asso pigliatutto, l'User Generated Content; nella speranza che siano i clienti stessi a fare pubblicità ai prodotti che poi andranno a comprare.
Dovendo pianificare una campagna online, le aziende decidono anche di fare una timida e inutile capatina sul Social Network più cool del momento, ma poi le cifre grosse vengono investite in qualche campagna banner, che lì almeno tra impression e clic i numeri hanno un po' di zeri.
E questa, semplificando, è la pubblicità oggi. Ma cosa ci sarà dopo il banner?
Mentre pensavo tutto ciò, sul tram, uno di quei svolazzanti cartoncini pubblicitari appesi mi picchiettava insistentemente sulla nuca. Disperato perché ignorato da tutti i passeggeri, il cartoncino cercava in tutti i modi di farsi notare. Ma così facendo ha solo ottenuto di essere allontanato e nuovamente ignorato. Quale miglior metafora del declino dell'advertising?
In compenso, nel frattempo, con il mio cellulare sfogliavo le pagine del sito di un'azienda della quale sono "affezionato" cliente.
Ecco come sarà la pubblicità di domani: on demand.
Non più invasiva e reiterata come uno spot in tv o un volantino sul tram. Ma richiesta dal consumatore, realmente interessato alle novità di questa e quell'altra azienda.
In un mondo migliore la pubblicità, intesa come subliminale operazione di istigazione all'acquisto, non esisterebbe. Non si verificherebbe quindi il paradossale aumento del prezzo del prodotto per coprire i costi del marketing. Ma, si sa, non viviamo in un mondo perfetto.
Ciò in cui possiamo sperare è una nuova pubblicità, richiesta dal consumatore, intesa come operazione di divulgazione delle qualità di un prodotto.
Il contatto consumatore-azienda potrà avvenire in modo del tutto simile a quanto avviene oggi, il banner del futuro sarà molto simile al banner del presente (sorry Gaspar).
Sarà la funzione degli spazi pubblicitari ad essere profondamente diversa. Il tono di voce che gli inserzionisti useranno. Il modo in cui clienti e aziende converseranno. Un dialogo che avrà come argomento la qualità e non la quantità. Un rapporto che cercherà di instaurarsi sulla fiducia e il rispetto.
In questo senso, Metafora AD Network, è già la pubblicità del futuro.