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28 marzo 2008 16:16
Boston Dynamics
Sikis
ha realizzato un robot che lascia a bocca spalancata: il BigDog.

Si tratta di un quadrupede che può muoversi agilmente anche su terreni accidentati e trasportare pesi fino a 155 kg. Raggiunge una velocità massima di 6 km/h (poco più di un uomo che cammina) e si arrampica su pendii di 35°.

Il video qui sotto ha dell'incredibile. La cosa sbalorditiva è che il BigDog gestisce il proprio equilibrio come un animale, con reazioni e movimenti da essere vivente, quindi a volte sbaglia, inciampa, ma subito si corregge quando capisce che sta per scivolare.

La “capacità di sbagliare” non è affatto una cosa scontata in un essere artificiale, al contrario la scienza cerca da sempre di creare tecnologie perfette. E proprio la perfezione rende le macchine fredde e prive di personalità. Questo robot sembra invece dotato di un comportamento che lo caratterizza e lo rende unico. Non sorprenderebbe vederlo vicino a un albero con la zampa alzata.

Se stessimo parlando di fantascienza potremmo fare distinzione tra androidi e replicanti; i primi sono macchine perfette dove l'aspetto umano è solo cosmetico; gli altri sono esseri sintetici che riproducono fedelmente un essere umano, anche nei suoi difetti.

Ma questa non è fantascienza. Forse.

→ 2 commenti
19 marzo 2008 17:42
approvàto agg.
sostituire:
giudicato favorevolmente, dato il proprio assenso, confermato, ratificato.
con:
rilevata la ricezione di un nuovo messaggio email ma non letto il suo contenuto.

definitivo agg.
sostituire:
che decide una cosa in modo indiscutibile e conclusivo, tale cioè da non ammettere ripensamenti o cambiamenti.
con:
che è stato letto rapidamente e poi dimenticato.

Quanto scritto sopra è naturalmente approvato e definitivo.
→ commenta questo post
18 marzo 2008 22:15
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

– Robert Kennedy

via Report
Sikis
→ 1 commento
13 marzo 2008 00:59
Nei giorni scorsi mi sono inserito in una interessante conversazione che, passando da un blog all'altro, parla di pubblicità artigianale
Sikis
e delle forme di pubblicità online oltre il banner
Sikis
.
Tutto è nato su [mini]marketing che da qualche giorno è entrato a far parte dell'interessante network Metafora, un circuito che propone un innovativo modo di fare advertising online
Sikis
, "in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge."

Che la comunicazione commerciale stia subendo una profonda rivoluzione non è una novità, ed è chiaro il fatto che la causa di questa evoluzione è nei meccanismi della rete, nella sua natura di media costruito dal basso.

Dato per scientificamente provato che la pubblicità tele-invasiva e le "vecchie" strategie di marketing sono prossime all'estinzione, la domanda che molti si pongono è: come sarà la pubblicità di domani?

In questa fase, come in ogni rivoluzione che si rispetti, regna il caos.

Mentre molte aziende restano ancorate a una comunicazione classica fatta di passaggi in TV e cartelloni 6x3, altre più arrembanti e moderne si cimentano in improbabili blog aziendali e/o iniziative basate sul famigerato asso pigliatutto, l'User Generated Content; nella speranza che siano i clienti stessi a fare pubblicità ai prodotti che poi andranno a comprare.
Dovendo pianificare una campagna online, le aziende decidono anche di fare una timida e inutile capatina sul Social Network più cool del momento, ma poi le cifre grosse vengono investite in qualche campagna banner, che lì almeno tra impression e clic i numeri hanno un po' di zeri.

E questa, semplificando, è la pubblicità oggi. Ma cosa ci sarà dopo il banner?

Mentre pensavo tutto ciò, sul tram, uno di quei svolazzanti cartoncini pubblicitari appesi mi picchiettava insistentemente sulla nuca. Disperato perché ignorato da tutti i passeggeri, il cartoncino cercava in tutti i modi di farsi notare. Ma così facendo ha solo ottenuto di essere allontanato e nuovamente ignorato. Quale miglior metafora del declino dell'advertising?

In compenso, nel frattempo, con il mio cellulare sfogliavo le pagine del sito di un'azienda della quale sono "affezionato" cliente.

Ecco come sarà la pubblicità di domani: on demand.

Non più invasiva e reiterata come uno spot in tv o un volantino sul tram. Ma richiesta dal consumatore, realmente interessato alle novità di questa e quell'altra azienda.

In un mondo migliore la pubblicità, intesa come subliminale operazione di istigazione all'acquisto, non esisterebbe. Non si verificherebbe quindi il paradossale aumento del prezzo del prodotto per coprire i costi del marketing. Ma, si sa, non viviamo in un mondo perfetto.

Ciò in cui possiamo sperare è una nuova pubblicità, richiesta dal consumatore, intesa come operazione di divulgazione delle qualità di un prodotto.

Il contatto consumatore-azienda potrà avvenire in modo del tutto simile a quanto avviene oggi, il banner del futuro sarà molto simile al banner del presente (sorry Gaspar).

Sarà la funzione degli spazi pubblicitari ad essere profondamente diversa. Il tono di voce che gli inserzionisti useranno. Il modo in cui clienti e aziende converseranno. Un dialogo che avrà come argomento la qualità e non la quantità. Un rapporto che cercherà di instaurarsi sulla fiducia e il rispetto.

In questo senso, Metafora AD Network, è già la pubblicità del futuro.
→ 2 commenti
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